Un racconto tra botanica, cucina e territorio. Perché vivere in montagna significa anche imparare a leggere quello che cresce intorno a te — con rispetto, con prudenza e con tanta curiosità. Esplora anche la sezione Montagna per altri racconti dal territorio.
⚠ Avvertenza importante: non raccogliere mai una pianta se non sei assolutamente certa del riconoscimento. In Piemonte la raccolta della flora spontanea è regolata dalla L.R. 32/1982 e alcune specie sono protette. Le informazioni qui presenti sono narrative e culinarie, non sostituiscono una guida botanica, un corso di riconoscimento o le normative locali aggiornate.
La stagione che si sente prima ancora di vedersi
In montagna l’estate non arriva tutta insieme. Prima cambia l’odore dell’aria. Poi cambia il colore dei bordi dei sentieri. Le foglie diventano più grandi, i prati si alzano, i fiori cominciano a comparire a ondate — e, a un certo punto, anche la cucina cambia passo.
Nelle Valli di Lanzo questa trasformazione ha qualcosa di speciale. Non è un cambiamento uniforme: è un mosaico. La Valle di Viù, i versanti verso il Civrari, i prati aperti sopra Usseglio, i boschi umidi vicino ai torrenti, le borgate silenziose e i margini degli orti non hanno tutti lo stesso profumo. Ogni zona annuncia la bella stagione a modo suo: il sambuco lungo i bordi, l’ortica vicino alle case, il timo nei punti più asciutti, l’aglio orsino nei luoghi ombrosi e freschi, l’achillea nei prati soleggiati, la menta selvatica lungo i ruscelli, la genzianella come piccolo segno blu-viola che appartiene più allo sguardo che al cestino.
Questo non vuole essere un manuale botanico. È un racconto di territorio: un modo per raccontare come alcune erbe spontanee entrano, con prudenza e con curiosità, nella mia idea di dispensa di montagna. Alcune le uso davvero in cucina, altre le osservo, altre ancora mi ricordano che vivere qui significa anche sapere quando non raccogliere.
Perché le Valli di Lanzo sono un piccolo mosaico botanico

Le Valli di Lanzo — la Valle di Viù, la Val Grande e la Val d’Ala — sono spesso considerate le «sorelle minori» delle Alpi piemontesi più famose. Ma botanicamente parlando, sono tutt’altro che minori. In pochi chilometri di dislivello cambiano quota, esposizione solare, umidità, tipo di suolo, bosco, prato e roccia. Questo crea una varietà di microambienti che si riflette anche nella flora.
Il Monte Civrari — con quel profilo che dalla valle sembra quasi un piccolo vulcano rimasto lì da un’altra era geologica — è diventato per me uno sfondo naturale anche nel modo in cui penso la cucina: concreta, stagionale, un po’ selvatica e molto legata a quello che c’è fuori dalla finestra.
Vivere qui da quasi un decennio mi ha insegnato a rallentare lo sguardo. Le piante non cambiano in modo uniforme: le quote più basse, verso Viù, hanno una flora ricca di sambuco e ortica. Salendo verso Usseglio e gli alpeggi, il timo selvatico si fa più presente sui versanti assolati e la genzianella compare dove la montagna diventa più aspra. La menta selvatica la si trova quasi ovunque ci sia un ruscello.
Una cosa che amo delle Valli di Lanzo: la tradizione della herboristerias alpina piemontese si mescola qui con influenze della Valle d’Aosta e della Savoia, portando un patrimonio di usi delle piante che sopravvive nelle ricette delle borgate più antiche. Le erbe non erano un vezzo: erano necessità — e anche un sapere.
Raccogliere con rispetto: le mie regole personali
Prima di parlare di cucina, ci sono alcune regole semplici che mi sono data negli anni. Non le ho trovate su un libro: le ho costruite piano piano, per errori evitati e per rispetto di un territorio che è anche casa mia.
- Raccolgo solo ciò che riconosco con certezza assoluta — non «quasi certa».
- Evito bordi strada, aree vicine a coltivazioni trattate, luoghi frequentati dagli animali o comunque dubbi.
- Non estirpo mai le radici a meno che non sia necessario e consentito.
- Raccolgo poco: abbastanza per una ricetta, non per fare scorta a tutti i costi.
- Lascio sempre fiori e piante per gli insetti, i semi e le crescite future.
- Per le specie dubbie o potenzialmente protette, osservo, fotografo e basta.
- Se sono in dubbio, lascio dove sta. Vale sempre.
Questa mentalità è importante anche per chi legge un blog di cucina: non tutto ciò che è spontaneo è automaticamente buono, sicuro o raccoglibile. Vale la pena informarsi sulle normative locali — ogni Comune può avere regole più restrittive rispetto a quelle regionali.
Sambuco — il profumo dolce dei bordi di sentiero
Il sambuco è forse la presenza più riconoscibile dell’inizio estate nelle Valli di Lanzo. Quando fiorisce, l’aria cambia davvero: le ombrelle chiare sembrano piccole nuvole appoggiate ai margini dei boschi, e il profumo è dolce, quasi di miele, limone e fieno appena tagliato insieme.
Lo trovo spesso vicino alle case abbandonate, lungo i bordi dei campi e ai margini dei boschi sotto i 1.000 metri. Nelle borgate più vecchie della Val di Viù, i sambuchi più grandi hanno l’aspetto di piccoli alberi: testimoniano secoli di convivenza con l’uomo.
Curiosità botanica: il profumo caratteristico del fiore di sambuco è prodotto principalmente da esteri e alcoli floreali — tra cui il linalolo — che si liberano soprattutto nelle giornate calde e asciutte. Per questo i fiori raccolti in una giornata soleggiata profumano molto di più di quelli raccolti dopo la pioggia.
In cucina uso soprattutto i fiori: per sciroppi leggeri, zuccheri aromatizzati, frittelle, infusioni e dolci da credenza. Del resto della pianta — bacche, foglie, gambi — non mi improvviso.
Idee in cucina
- Torta soffice al sambuco e limone
- Sciroppo di sambuco casalingo: acqua, zucchero, fiori e limone
- Zucchero aromatizzato: fiori puliti lasciati nel barattolo di zucchero per 48 ore, poi setacciati
- Frittelle di fiori di sambuco — classico alpino

Ortica — la pianta umile che diventa cucina vera
L’ortica è la pianta che insegna a non fermarsi alla prima impressione. Punge, cresce in posti umili — vicino ai vecchi fienili, ai margini degli orti, ai terreni ricchi di azoto — non ha l’eleganza immediata di un fiore di montagna. Eppure in cucina è una delle erbe spontanee più interessanti e nutritive che esistano.
Curiosità: l’ortica è ricchissima di ferro, vitamina C, vitamina K e clorofilla. Era una delle piante più preziose della farmacia popolare alpina. E nei periodi di guerra, le fibre dei fusti venivano usate per fare tessuti — come alternativa al lino. Un’umiltà che nasconde una generosità sorprendente.
Una volta sbollentata in acqua salata per 2–3 minuti (i guanti sono obbligatori nella raccolta, ma durante la cottura perde completamente il potere urticante), diventa morbida, verde intensa, con un sapore vegetale pieno e una leggera mineralità. Sta bene con ricotta, uova, patate, burro di malga, formaggi freschi e pasta fatta in casa.
Idee in cucina
- Gnocchetti verdi all’ortica con burro nocciola e toma stagionata
- Frittata sottile con ortica sbollentata, robiola e pepe nero
- Ripieno per ravioli: ricotta, ortica e scorza di limone
- Minestra di ortica con patate e brodo leggero di verdure
Aglio orsino — primavera verde, da riconoscere con attenzione
L’aglio orsino è una delle erbe più amate da chi cucina con le spontanee: ha un profumo netto, verde, agliaceo e trasforma immediatamente un burro, una salsa o un condimento. Nelle zone fresche e ombrose — vicino ai torrenti, nei boschi di latifoglie, negli avvallamenti umidi — può formare tappeti bellissimi in primavera.
Curiosità: il nome «orsino» deriva dal fatto che gli orsi, uscendo dal letargo, si cibavano avidamente di questa pianta per ricaricarsi. Un’immagine che dice tutto sulla sua vitalità e sul suo potere nutritivo.
⚠ Attenzione: va trattato con grande attenzione. Può essere confuso con piante pericolose — in primo luogo il mughetto (tossico) e il colchico (molto pericoloso), soprattutto quando si raccolgono solo le foglie. Raccoglilo solo se sei davvero certa, fiori inclusi.
Idee in cucina
- Burro morbido all’aglio orsino da spalmare su crostini o patate lesse calde
- Pesto leggero: aglio orsino, mandorle, parmigiano, olio evo delicato
- Crostino primaverile: robiola, fiori di aglio orsino, sale
- Condimento per pasta: burro all’aglio orsino e pecorino giovane
Timo selvatico — il profumo basso dei prati assolati
Il timo selvatico cresce basso, quasi aderente al terreno, nei punti più asciutti e assolati delle Valli di Lanzo: quei versanti esposti a sud dove la roccia affiora e il suolo è povero. Meno appariscente del sambuco, ma il profumo — aromatico, quasi resinoso — resta addosso.
Curiosità storica: il timo era considerato dagli antichi Greci il simbolo del coraggio. Oggi sappiamo che contiene timolo, un composto con proprietà antibatteriche e antiossidanti. In cucina lo uso quasi come una spezia di casa: sta bene con carni arrosto, patate, verdure al forno, formaggi, focacce e pani rustici. Regge benissimo l’essiccazione.
Idee in cucina
- Sale aromatico: timo secco, scorza di limone essiccata, sale grosso — tutto tritato nel mortaio
- Patate al forno con timo selvatico, burro di malga e toma grattugiata
- Frolla salata al timo per crostate rustiche di verdure o formaggi
- Olio aromatizzato: rametti di timo in olio evo delicato, riposo 2 settimane al buio
Achillea — amara, sottile, da usare con misura
L’achillea ha i suoi piccoli fiori raccolti in corimbi bianchi e le foglie sottili, quasi piumate. La si incontra nei prati aperti delle Valli di Lanzo durante tutta l’estate: nei versanti erbosi, ai bordi dei sentieri, nei prati da sfalcio non troppo trattati.
Curiosità: il nome viene dalla leggenda di Achille, che secondo Plinio il Vecchio avrebbe usato questa pianta per fermare le ferite dei suoi soldati. L’achillea contiene davvero composti con proprietà emostatiche — era una delle piante da campo per eccellenza. In cucina ha un carattere più amaro e aromatico rispetto ad altre erbe, quindi va usata con misura.
Idee in cucina
- Tisana serale: achillea in piccola quantità, menta selvatica, qualche fiore di sambuco essiccato
- Sale alle erbe: timo, achillea, scorza di limone essiccata — ben secchi, macinati al momento
- Robiola o ricotta con trito finissimo di erbe (achillea, timo, menta): da spalmare su pane rustico
Menta selvatica — fresca, libera, resistente
La menta selvatica è una presenza allegra e quasi invadente lungo i ruscelli, nei luoghi umidi, ai margini dei fossi e dei terreni bagnati. Nelle Valli di Lanzo, dove l’acqua non manca, la si trova spesso vicino ai torrenti — basta sfiorare una foglia perché tutto intorno profumi di freschezza.
Curiosità: la menta selvatica non è identica alla menta piperita delle erboristerie. È spesso più erbacea, meno «medicinale», con un profumo più complesso e selvatico. Ed è anche una delle erbe più facili da riconoscere — ottimo punto di partenza per chi si avvicina al mondo delle spontanee.
Idee in cucina
- Tisana fresca: menta selvatica e sambuco, calda o in infusione fredda
- Limonata di montagna: succo di limone, acqua frizzante, zucchero leggero, foglie di menta
- Yogurt fresco con menta, miele e mirtilli selvatici
- Burro fresco con menta e limone per accompagnare verdure estive
Genzianella — più simbolo che ingrediente
La genzianella, per me, non è prima di tutto un ingrediente. È un simbolo. È quel piccolo colore intenso — blu violaceo, quasi irreale — che ti ferma sul sentiero e ti ricorda che alcune cose sono belle proprio perché non devono entrare per forza in un barattolo.
Nelle Valli di Lanzo, salendo verso le quote più alte — sopra i 1.500–1.800 metri, verso gli alpeggi e le praterie d’alta quota — la genzianella è una presenza preziosa. Curiosità: le genziane sono tra le piante medicinali più antiche conosciute. La radice contiene gentiopicroside, uno dei principi amari più intensi conosciuti in natura — centinaia di volte più amaro del chinino.
In questo sito la genzianella ha un posto speciale: è il fiore simbolo, quello che compare nelle illustrazioni e nei dettagli grafici. Molte genziane e specie affini sono soggette a tutela: in un articolo pubblico preferisco invitare a osservarla e fotografarla, non a raccoglierla.
Come porto questi profumi in cucina
Il modo più semplice per usare le erbe spontanee non è fare ricette complicate. È creare piccole basi: un burro aromatico da tenere in frigorifero, un sale alle erbe da usare su tutto, uno zucchero profumato, un barattolo di tisana. Sono preparazioni minime, ma cambiano il modo di cucinare.
In una casa di montagna, dove il supermercato non è sempre dietro l’angolo e la stagione conta davvero, questi piccoli gesti diventano pratici. Avere un barattolo di timo secco, dei fiori di sambuco essiccati, un sale aromatico già pronto significa poter aggiungere carattere anche a una cena semplice dell’ultimo minuto.
Questa è anche la parte che amo segnare nei quaderni: data, luogo di raccolta, quantità, come l’ho usato, risultato. Il quaderno di cucina, per me, serve anche a questo: trasformare un esperimento stagionale in una piccola memoria utilizzabile.
Piccola dispensa di inizio estate dalle Valli di Lanzo
Se dovessi preparare una piccola dispensa di giugno ispirata a questo territorio, partirei da poche cose scelte bene. Puoi trovare altre idee nella mia guida alla dispensa di montagna.
- Fiori di sambuco essiccati o sciroppo casalingo
- Timo selvatico essiccato — per patate, carni e focacce
- Ortica sbollentata e congelata in piccole porzioni per ripieni e frittate
- Sale aromatico con erbe riconosciute e ben asciutte
- Zucchero profumato al sambuco o alla scorza di limone
- Menta selvatica essiccata per tisane e abbinamenti freschi
- Appunti ordinati su quaderno: cosa ho raccolto, dove, quando e come l’ho usato
Non serve riempire scaffali interi. A volte bastano tre barattoli fatti bene per sentire che la stagione è entrata in casa — e che il territorio in cui vivi ha qualcosa di unico da dare.

Prodotti consigliati per raccogliere e conservare le erbe
Alcuni link qui sotto sono link affiliati: se acquisti tramite questi link, ricevo una piccola commissione senza costi aggiuntivi per te. Grazie per il supporto!
- Cestino in vimini per la raccolta (rispetta le piante, non schiaccia i fiori)
- Forbicine da erbe in acciaio inox
- Essiccatore domestico a temperatura regolabile
- Barattoli ermetici in vetro formato 150–250 ml
- Etichette adesive kraft per nome e data
- Sacchettini filtro per tisane fai da te
- Guanti da lavoro resistenti per la raccolta dell’ortica
- Guida botanica illustrata delle piante alpine italiane
Se ami trasformare le stagioni in appunti, ricette e piccoli barattoli, nella sezione Libri & Planner trovi i miei quaderni pensati per cucina, dispensa e vita lenta.
Domande frequenti
Quali erbe spontanee si trovano nelle Valli di Lanzo a inizio estate?
Dipende da quota, esposizione e stagione specifica. Nelle zone più basse trovi facilmente sambuco, ortica e aglio orsino (soprattutto in primavera). Salendo verso Usseglio, il timo si fa più presente. L’achillea colonizza i prati aperti quasi ovunque. La menta selvatica la trovi vicino ai ruscelli a quasi tutte le quote. La genzianella è una pianta d’alta quota.
La genzianella si può raccogliere nelle Valli di Lanzo?
In un articolo divulgativo non do indicazioni di raccolta: diverse specie di genziana o affini possono essere tutelate o soggette a limitazioni specifiche per zona. Il consiglio è sempre osservarla, fotografarla e verificare la normativa locale aggiornata presso la Regione Piemonte o il proprio Comune.
Il sambuco è sempre commestibile?
No. In cucina si usano comunemente i fiori e, in preparazioni specifiche, le bacche mature cotte. Foglie, gambi verdi, radici e bacche crude non vanno improvvisati. In un articolo divulgativo mi limito a consigliare l’uso dei fiori freschi e degli essiccati alimentari certificati.
L’aglio orsino è sicuro da raccogliere?
È commestibile se riconosciuto correttamente — fiori, bulbicino e profumo inclusi. Il problema è che può essere confuso con mughetto e colchico, entrambi pericolosi. Va raccolto solo da chi sa identificarlo con certezza in tutte le sue parti, preferibilmente con la guida di qualcuno esperto almeno la prima volta.
Come si conservano le erbe raccolte?
Devono essere pulite, ben asciutte e conservate in barattoli di vetro ben chiusi, al riparo da luce, umidità e calore. Un essiccatore a temperatura bassa (30–40 °C) è il metodo migliore. È fondamentale etichettare sempre con nome e data.
Come iniziare a riconoscere le piante senza rischi?
Il modo più sicuro è seguire un corso di botanica o di erboristeria locale. In alternativa, parti dalle piante più facili e inconfondibili: la menta selvatica, il sambuco in fiore, l’ortica. Usa sempre più fonti di riconoscimento: forma, profumo, luogo di crescita, stagione. Non fidarti mai di un solo carattere.


Lascia un commento